supponiamo che un artista contemporaneo (intendo dire ancora vivente) avesse voluto usare l’arte come un modo di comunicare una cosa importante che altrimenti non avrebbe potuto comunicare. le cause, infinite. impossibile pensarci, o inutile. potrebbe darsi che sia (che sia o fosse?) una persona timida, che avesse (idem?) paura del giudizio di sua madre, che pensasse (ecc…) che è meglio dire le cose in quel modo, che fosse nato dopo la seconda guerra mondiale e cresciuto dunque insieme al massacrante concetto incerto e indefinito di terrorismo. e un giorno, a me tocca fare una ricerca, scientifica, si capisce, letteraria, cioè, su un autore di quel tipo. di quelli che non dicono le cose chiare come lo faceva, per esempio, pasolini. ma forse propio per come è andato a finire sto pier paolo que se hacía el agitador. e a me tocca, dunque, tentare di fare, in qualche modo, un’interpretazione dell’opera di questo autore. o mettiamo che io lavoro per una rivista che presenta delle recensioni di … arte, insomma. e devo fare una “critica” su qualcosa che ho visto. ma con quale diritto posso io svelare spudoratamente il segreto di questo artista? se fai l’ermetico… un motivo ci sarà, no? o sarà solo un gioco? lo faranno per divertimento? mmm come faccio a saperlo? glielo chiedo? mmm ma se glielo chiedo ed era solo un gioco… non potremo più giocare. comunque io smetterei un po’ di giocare, il che non vuol dire che mi annoierò. a volte mi annoio anche di giocare. e mi vien voglia di fare altre cose. di mangiare, per esempio. a me piace molto mangiare. e mi piace mangiare lentamente. proprio come ha indovinato il vecchietto che era accanto a me quando ero sull’aereo. stanca. perché a me non è mai toccato un compagno di viaggio figo, caz. sempre vecchi ma vecchi vecchi. gentilissimi, superintelligenti, ma vecchi. ma forse è meglio così. perché quando sei sull’aereo, guardi in faccia il tipo che ti sta accanto e pensi: potresti vedermi morire. e ti senti mortale con lui. quando torni sulla terra te ne scordi e credi di essere immortale un’altra volta.